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Lo leggete talmente tante volte che alla fine ci credete persino voi.
E anche se di suonare la chitarra non vi è mai importato granché, un pensiero alla fine ce lo fate, perché Denis Smith ormai vi è entrato nel cervello.
Denis Smith ha un taglio di capelli anni ’80, un sorriso da Top Gun e, ovviamente, suona la chitarra.
Il suo volto campeggia allegro in tutta Manhattan, da nord a sud, da est a ovest, passando per la stazione centrale. Arrivi ad Harlem, e lui è lì, che sorride e promette, a tratti minaccioso, che persino tu potrai imparare a suonare la chitarra. Tanto ci pensa lui. Denis Smith vi insegnerà a suonare la chitarra. Passi per Wall Street e lui c’è. Denis Smith vi insegnerà a suonare la chitarra. Sulla 42ma? Presente. Denis Smith vi insegnerà a suonare la chitarra. Ai confini del Bronx? Eccolo. Denis Smith vi insegnerà a suonare la chitarra. Sotto il ponte di Brooklyn? C’è: Denis Smith vi insegnerà a suonare la chitarra. Basta entrare in un alimentari qualsiasi, ma anche un tabaccaio, un giornalaio, un bar, e anche alcune cabine telefoniche, fermate di autobus, portoni.
Lui e’ lì, giovane, americano, onnipresente. Promette di ispirarvi fiducia in voi stessi, sul volantino. Promette di aprirvi nuove possibilità. Promette di portarvi fuori dall’ordinario. Vi promette una nuova vita, come la promette a se stesso.
Denis è arrivato a New York qualche mese fa, prima che la recessione inghiottisse lui e tutti gli altri. Come molti che arrivano su quest’isola ha una determinazione unica a rimanerci. A sfondare, a farcela. Come se questa fosse l’ultima chance che la vita gli dà, a Denis. Attraversa i semafori e canticchia la canzone di Liza Minnelli a Cabaret: “Se ce la faccio qui ce la faro’ ovunque”. E come tutti gli altri disperati fa qualsiasi cosa pur di starci, a New York. Così una notte insonne si è deciso: volantini. Avrebbe tappezzato la città e lo ha fatto. Perché in questa città tutti potevano fare tutto. E perché non lui? Del resto, due certezze gli erano rimaste a Denis Smith: Sapeva suonare la chitarra. E indietro non sarebbe tornato. Mai.
Le narici ancora gli bruciavano dell’odore dell’olio vecchio delle patatine fritte con cui era cresciuto. E il whisky… Non ne poteva più di whisky dozzinale. Lo zio ci si sciacquava i denti col whisky, lui non ne sopportava l’odore. La notte, giù nel paesello dell’Iowa dove era cresciuto, si sentivano spari di pistola: ci si divertiva con poco. I ragazzini crescevano tra campi di grano, unica aspirazione un fucile, una bottiglia, e la fica. O magari svoltare e farsi un po’ di mesi in Iraq, a prendere soldi e dare mazzate agli arabi. Denis era diverso, di lui dicevano che era sensibile. Come se avere sentimenti fosse una grave offesa.
Così a 16 anni mollò tutto e tutti, soprattutto lo zio alcolizzato. Salì su un autobus, chitarra su una spalla, zaino sull’altra e arrivò deciso a prendere a morsi la grande mela fino al torsolo. E ora insegna a tutti, ma proprio a tutti, anche a chi non ha mai tenuto in mano altro che una zappa, ad accarezzare le corde della chitarra come fossero i capelli di una sirena che si crogiola al sole di una roccia lambita dalle onde dell’Atlantico.
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